10 settembre 2010

L'EMORRAGIA DEL TG1


850 mila spettatori in meno rispetto allo stesso giorno di un anno fa; certificati i dati di aprile, che sembravano fantascienza; quota shock del 25,5% di share, mai il Tg1 era caduto così giù; un pubblico clamorosamente anziano, e con un bassissimo livello di studio; la nuova emorragia provocata da Enrico Mentana, e quei 700 mila ascoltatori che ogni sera dalle 19.56 alle 20 abbandonano Rai1 per fiondarsi su La7; l'editoriale di martedì sera, e quei 400 mila cittadini che cambiano canale nel giro di centoventi secondi esatti.

P.s. Editoriali come quello pro-voto hanno determinato una fuga dal contenitore informativo della rete ammiraglia. Chissà come verrà trattata la laida campagna acquisti che farà da zavorra al governo nato con la più ampia maggioranza parlamentare. Pare sia stato già messo a segno un colpo alla Ibrahimovic: Totò Cuffaro, direttamente dall'Udc al Partito della libertà. Sempre più provvisoria.

08 settembre 2010

Porcellum e porcili

Che il Porcellum sia da cambiare non v'è dubbio. E' più difficile che lo faccia l'attuale classe dirigente. Un motivo in più è fornito dall' europarlamentare Angela Napoli, di recente passata sotto le insegne di Futuro e libertà. "Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite", h rivelato al programma di Klaus Davi Klauscondicio. Come criterio di selezione non è affatto male, troppo facile fare il collegamento con i riferimenti alla mignottocrazia sollevati da Paolo Guzzanti. Cosa c'entrino il merito e le competenze in tutto questo non è dato saperlo.  

07 settembre 2010

Bruno Vespa e la scrittrice velina


dal blog gadlerner.it

Ero seduto anch’io sul palcoscenico della Fenice di Venezia, sabato sera, quando d’improvviso abbiamo visto illuminarsi la faccia di Bruno Vespa: “Assegniamo ora il Premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo ‘Acciaio’, e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso decolletè”. Non pago, quando s’è ritrovato al fianco la giovane scrittrice vestita di chiffon, Vespa ha indugiato sul tatuaggio che ne orna una spalla, gliel’ha cinta e –rivolto alla platea degli industriali veneti promotori del Campiello- ha soggiunto: “La sto toccando e vi assicuro che nonostante il grande successo già conseguito, vibra ancora d’emozione”.
A quel punto ho incrociato lo sguardo con quello allibito di Michela Murgia, la trionfatrice dell’edizione 2010, seduta accanto a me. Con la sua autorizzazione, riferisco l’istintivo commento sussurratomi dall’ottima autrice di “Accabadora”: “Ma come è possibile? Vespa si comporta come un vecchio bavoso!”.
Per ciascuno degli altri scrittori intervistati fino a quel momento, naturalmente, le domande di Vespa vertevano sul contenuto dell’opera presentata, con brevi divagazioni riguardanti l’attualità o le esperienze di ciascuno. Davanti alla Avallone (classe 1984, dunque giovane, ma non certo una bambina) l’atteggiamento è cambiato. Il libro è passato decisamente in secondo piano, quasi che il maturo maschio italiano di successo e benpensante –dimentico della sua professione- in un tale frangente si ritenesse autorizzato alla deroga protocollare: la pupa ha ben altro da mostrarci, cosa volete che me ne importi se è una scrittrice di valore? Sciambola, mica perderemo tempo a intervistarla come un Carofiglio, un Pennacchi o una Pariani qualsiasi!
Naturalmente in un premio letterario francese, tedesco o americano sarebbe stato inconcepibile una simile disuguaglianza di trattamento; e il professionista che per avventura vi fosse incorso, si sarebbe beccato una rispostaccia seduta stante. Silvia Avallone invece vive in Italia, dunque si è limitata a confidare più tardi il disagio provato in quella cerimonia, trasmessa su Raiuno. Noiosa, forse, ma non meritevole di essere vivacizzata da arrapamenti senili in una sede impropria. Al Premio Campiello, senza dubbio uno dei più seri e prestigiosi concorsi letterari del nostro paese, non sono mai state richieste le misure seno-vita-fianchi degli scrittori. E il fatto che quest’anno lo abbiano vinto due giovani donne di indubbio talento come la Murgia e la Avallone, conferma l’anacronismo di cui Vespa è portatore inconsapevole.
Riteneva di effettuare una modernizzazione del linguaggio televisivo, ormai più di dieci anni fa, quando inaugurò la moda di invitare signorine taciturne e ornamentali come sottofondo dei dibattiti fra uomini politici. A differenza di centinaia di migliaia di lettori, per lui la toilette della scrittrice viene prima del suo romanzo.
P.S. Vorrei prevenire un’eventuale replica fuori luogo di Bruno Vespa: “Tu mi attacchi perché non hai vinto il Campiello”. Gli faccio notare che la mia mancata vittoria era largamente prevedibile, giustificata dal valore di Michela Murgia e degli altri concorrenti. Il suo comportamento invece non era né prevedibile né tanto meno giustificabile.

06 settembre 2010

Il condannato a morte Saffioti



Gaetano Saffioti è l’imprenditore testimone di giustizia che ha denunciato e fatto arrestare i suoi estorsori. Vive da recluso da almeno 8 anni. In quest'intervista a Presa diretta di Riccardo Iacona ha spiegato bene le dinamiche della 'ndrangheta. "La ndrangheta è territorio suo... si paga la tassa, non è il pizzo” dice Saffioti: qui il controllo del territorio è loro. Loro (le famiglie degli Aquino, dei Pelle, dei Sorgiovanni...) decidono chi assumere nelle imprese, da dove comprare i materiali. Sono peggio dei terroristi, e bene informati dei tuoi movimenti bancari (peggio dell’FBI), perchè hanno amici nei comuni, negli assessorati e nelle banche. Soffiati è costretto a vivere recluso da 8 anni “io sono condannato a vita, la ndrangheta non dimentica".

03 settembre 2010

Zucconi: "Ma a che cosa serve Facebook"



Pochi giorni fa il giornalista di Repubblica Vittorio Zucconi scriveva sul suo blog: "A riprova della mia ormai totale obsolescenza culturale e irrecuperabile arretratezza senile rispetto a “noi giovani”, nel leggere delle ultime polemiche sulla politica di privacy di “Facebook”, un pensiero osceno mi folgora: ma a che cazzo serve Facebook, a parte riempire di soldi quel “nerd” irritante del suo inventore Zuckerberg?".
Non ha tutti i torti.
Ora, partendo dalla considerazione che la popolazione del social network è pari a quella di un continente da 600 milioni di abitanti, ci sono intere fasce d'età escluse dal fenomeno, che non hanno accesso a internet e denotano un enorme analfabetismo informatico. Quando si parla in termini assolutistici del futuro delle nuove tecnologie e sul loro impatto globale, bisognerebbe tenere conto anche di questo. Invece molti osservatori, soprattutto americani insistono nel tralasciare il fatto che in termini numerici globali gli internauti sono una minoranza rumorosa. 

02 settembre 2010

E pensare che "erano antropologicamente diversi"


La giovane esponente del PdL Francesca Pascale stava preparando pullman di facinorosi, torpedoni di contestatori pronti ad avventarsi contro  il presidente della Camera Gianfranco Fini a Mirabello. Il tutto in combutta con il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Ecco l'humus da cui proviene questa giovane assessora napoletana, indicata fino a poco tempo fa come vicina al parlamentare ex An. A suo tempo le femministe di Farefuturo avevano aspramente criticato il velinismo in politica, la Repubblica delle Veline. Chi la fa l'aspetti.  C'è sempre qualcuno più realista del re.

01 settembre 2010

Quel pasticciaccio brutto dell'Expo


Doveva essere la panacea di tutti i mali, la leva per risollevare la disastrata economia italiana. Rischia di trasformarsi nell'emblema dell'immobilismo italiano e dell'incapacità di progettare un futuro, tra le liti dei ras locali nelle immancabili guerre di spartizione, in un flop . Il ministro Tremonti, cui spetta la facoltà di aprire i rubinetti pubblici, non ha mai proferito verbo sull'Expo. Nel 2008 l’Italia riuscì a strappare conquistò un grande risultato, strappando alla turca Smirne la sede per l’Expo 2015, assegnata a Milano. Pare che i turchi, carpendo odore di disfatta, come scrive Italia Oggi, siano disposti a rifondere i costi sostenuti fin qui e a fornire un risarcimento che potrebbe servire a coprire una congrua somma per lo start-up-risarcimento. L'indiscrezione mette il dito nella piaga: a quasi cinque anni  dall'inaugurazione il progetto soffre un imbarazzante ritardo. Di certo la tanto declamata capacità di innovazione progettazione del Belpaese ne uscirebbe con le ossa rotte.