11 maggio 2010

Piccole trote al Pirellone



La Trota nel mare della politica. Dopo un breve apprendistato, l'esperienza di Renzo Bossi, figlio di cotanto padre, ha inizio con il debutto al consiglio regionale della Lombardia.

Preceduto da alcune dichiarazioni pirotecniche (il gioco osceno "Rimbalza il clandestino" su Facebook e la denuncia nei confronti di un blog che ha pubblicato il suo diario segreto hanno fatto il giro del mondo web). "Non tiferò Italia ai Mondiali", ha dichiarato ultimamente con la sicumera tipica dei padani.

Lo spirito è quello del rientro dalle vacanze settembrine per i liceali, come ha ammesso il rampollo del Senatur: "Sarà come il primo giorno di scuola". Una gaffe involontaria visto che è stato bocciato tre volte all'esame di maturità.

10 maggio 2010

Emilio Fede infanga Saviano



"Ci sono state polemiche anche su Roberto Saviano ... sempre lui ... ma non è lui che ha scoperto la lotta alla Camorra, non è lui il solo che l'ha denunciata, ci sono registi e giornalisti come lui ... e che sono morti ... lui invece è ancora protetto, superprotetto ... però non se ne può più ... di sentire che lui è l'eroe ... qualcuno gli ha pure offerto la cittadinanza onoraria ... di che cosa? non si capisce, ha scritto libri sulla Camorra, e l'ha fatto tanta altra gente, senza andare sulle prime pagine, senza fare tanto clamore ... senza rompere ... ehm senza disturbare la riflessione della gente ... un Paese come il nostro è Contro la Mafia, non c'è bisogno che ci sia Roberto Saviano".

07 maggio 2010

Andate a farvi fottere

Nella scena cult sottostante la madre dei tanti "vaffa" repressi della sinistra, tornati prepotentemente di moda nello scontro televisivo di Baffino D'Alema con il condirettore de Il Giornale" Alessandro Sallusti, uno della setta dei manganellatori di professione (i Belpietro, i Porro) che marca stretto l'avversario politico e mira all'eliminazione dialettica dell'interlocutore. Il problema per loro è il vizio d'origine, rinfacciato costantemente: il conflitto d'interessi, meno visibile nel caso di altri pennivendoli.

Oggettivamente D'Alema, che ha perso il controllo piuttosto banalmente e pretstuosamente, rivolgendo un insulto gratuito al giornalista e ricorrendo alla classica argomentazione di essere sul libro paga del premier, di fronte alla provoca-equazione "tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera" era il soggetto meno indicato da mandare in trasmissione per difendere la presunta superiorità morale del Partito Democratico, coinvolto com'era nella vicenda Affittopoli. Ma sono arcani i disegni che persegue il Pd sulla comunicazione, fin dai temp di Waterloo Veltroni.

02 maggio 2010

Finocchi freschi



di don Luigi Ciotti

Quella che serve è una freschezza di prospettive, speranze, responsabilità. La Calabria è la terza regione, dopo Sicilia e Campania, per numero di beni immobili confiscati alle organizzazioni mafiose. Sono in tutto 1.352, di cui circa sessanta in provincia di Crotone. Numeri che si prestano a una doppia lettura: da un lato raccontano di una penetrazione profonda della criminalità nel tessuto economico e sociale di queste terre; dall’altro, rappresentano un’immensa opportunità di riscatto. Fresco vuol dire sano. Fresco di legalità perché:

- Qui si coltiveranno prodotti “non avariati” dalle contaminazioni criminali, da tutto quel sistema di interessi, corruzione, connivenze che fanno “marcire alla radice l’economia dei territori, impedendole di svilupparsi.
- Sono prodotti frutto della collaborazione fra istituzioni, magistratura, forze di polizia e le energie sane e “fresche” della società: i giovani, gli imprenditori impegnati nella produzione biologica, le
associazioni unite per dare futuro a queste terre.
- Il loro gusto fa tornare in mente le parole di Paolo Borsellino, quando descriveva «la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

Finocchi per non farsi “infinocchiare” L’espressione “farsi infinocchiare” deriva dal fatto che il gusto del finocchio tende ad alterare gli altri sapori, e per questo pare fosse usato in passato per ingannare i clienti delle osterie: dopo aver servito loro del finocchio, si versavano vini scadenti come se fossero pregiati. I finocchi di Libera sono diversi. Sono “amici” della verità, della genuinità, dei diritti e della dignità delle persone. Sono sinceri perché trasparente è tutto il percorso produttivo. Dalla restituzione delle terre alla collettività al bando pubblico grazie al quale nascerà la cooperativa, fino alla scelta dell’agricoltura biologica con i suoi metodi certificati. Il gusto di questi finocchi non nasconde, ma al contrario rivela tante cose:

- L’importanza del lavoro sui beni confiscati, segno concreto che uscire dall’illegalità è insieme possibile e conveniente.
- Il valore del “noi”, del contributo che tutti possono e devono dare per realizzare questo cambiamento.
- Il fatto che chi semina poi raccoglie i frutti del suo impegno, malgrado le difficoltà, gli ostacoli, le fatiche. Non tutto si può “digerire” Il finocchio ha molte proprietà, e in particolare facilita la digestione.

Anche questi saranno ottimi per digerire… ma non tutto. Certe cose proprio non vogliamo né possiamo digerirle. Le ingiustizie, la violenza, la corruzione, le piccole e grandi forme d’illegalità che incontriamo nella vita di tutti i giorni: dobbiamo sentircele sempre “sullo stomaco”, come uno stimolo a darci da fare per contrastarle. Liberare le terre per liberare le persone. Le mafie non hanno rispetto della terra, che devastano con l’abusivismo edilizio e i traffici di rifiuti. Soprattutto, non hanno rispetto delle persone: Sono loro a gestire lo sfruttamento dei lavoratori immigrati, più vulnerabili e quindi più facilmente piegabili alle logiche del silenzio e della sottomissione. I fatti di Rosarno, sui quali questi giorni si comincia a fare luce, lo dimostrano una volta di più.