22 dicembre 2011

Al Sud non abbiamo né democrazia né libertà

"Noi al Sud non abbiamo democrazia e libertà. Finchè queste holding criminali, mafia, ’ndrangheta, camorra e altri, continuano a condizionare la vita economica, lo sviluppo industriale e imprenditoriale, io sono convinto che non possiamo parlare né di libertà, né di democrazia". Buon Natale

(Don Aniello Manganiello, per sedici anni prete a Scampia, Napoli. Via Linkiesta)

16 dicembre 2011

Francesco Azzarà è stato liberato



Dopo quattro mesi di prigionia è stato liberato Francesco Azzarà, operatore di Emergency rapito in Sudan.

13 dicembre 2011

Minzolini rimosso dal Tg1, interim a Maccari



Cambia il vento, cambia il direttore come nelle migliori tradizioni della politica politicante. Intanto è stato avvicendato uno dei peggiori in circolazione.

06 dicembre 2011

Quattro anni fa sette morti in un rogo alla Thyssen


Per non dimenticare Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino, Antonio Schiavone.

02 dicembre 2011

L'outing si Sansonetti

L'Antimafia in Calabria non esiste: serve solo a fare carriera

Ilda Boccassini ieri ha pronunciato una frase davvero scioccante: “L'antimafia in Calabria non esiste: è solo un'occasione per fare carriera”. In questo modo “Ilda la Rossa”, e cioè il giudice più famoso e temuto d'Italia, ha scoperchiato clamorosamente tre enormi questioni. La prima riguarda la magistratura calabrese, da diverso tempo impegnata soprattutto nel farsi la guerra. La seconda è la questione della cosiddetta “borghesia grigia”, cioè quel pezzo di società che vive tra politica e affari e che pare abbia contatti troppo stretti con le 'ndrine ( e che fin qui li abbia potuti mantenere indisturbata). La terza questione è un vecchio
tema, che fu sollevato tanti anni fa da un grande intellettuale italiano, e cioè da
Leonardo Sciascia: quello dei “professionisti dell’antimafia”. Ha ragione la Boccassini? Penso di sì. Mi pare che con l’autorevolezza che le deriva dalla sua lunga carriera (e persino dal curriculum “ultralegalitario” che l’ha trasformata nell’icona del partito dei giudici) abbia toccato un tema delicatissimo e complicatissimo che in genere è quasi impossibile affrontare.
Noi di “Calabria Ora” da diverso tempo cerchiamo di proporre questo problema e di offrirlo alla discussione pubblica.
Con poco successo, perché a nessuno piace discutere, tutti preferiscono
lanciare anatemi e avvolgersi in grandi bandiere che danno identità e moralità
a buon mercato. Adesso, finalmente, non sarà più possibile negare che la questione c’è. L’antimafia è diventata un simbolo stinto,privo di valore, una grande impalcatura burocratica e inefficiente che raccoglie cittadini sinceri e coraggiosi insieme a un bel gruppetto di “professionisti”, mestieranti, gente in cerca di collocazione, carrieristi, e persino personaggi dello Stato che hanno buoni rapporti
con le cosche. Naturalmente si può immaginare che sia semplicemente una questione di doppio- gioco. E cioè che basti individuare un certo numero di giudici o poliziotti infedeli e il problema è risolto. Ma purtroppo non è così, e la denuncia di Ilda Bocassini è più drammatica: quando dice che l’antimafia non esiste più, segnala una realtà evidentissima: ci spiega che la vecchia antimafia è pura retorica, è inutile e va rifondata. Già. Bisognerà ricominciare a ragionare
sulla Calabria, sulla ’ndrangheta e sui rapporti che esistono tra mafia e società
calabrese. Chiedendo ai giudici di fare il loro lavoro, seriamente, ma restando
fuori dalla politica e da un generico impegno civile. E alla politica - se
ancora ne è rimasto qualcosa di vivente - di affrontare il problema di fondo:
l’assenza dello Stato in Calabria, non nel senso dello Stato-repressione, delle manette, ma dello Stato che “investe” e che regola i rapporti personali, quelli sociali, il lavoro, l’economia, la produzione, la distribuzione della ricchezze.
Giorni fa abbiamo scritto una lettera all’allenatore della nazionale italiana,
Prandelli - quando l’Italia è venuta a giocare una partita in Calabria per testimoniare il proprio impegno antimafia - e gli abbiamo detto che che in questo
modo non faceva niente di buono. Semplicemente indicava la Calabria come
una terra che ha un problema solo: la mafia. E cioè faceva esattamente
quello che la mafia vuole che si faccia. Voi pensate che la mafia abbia paura
delle manifestazioni, delle grida sui giornali, delle frasi fatte dell’indignazione?
No: se ne frega. E talvolta riesce anche a trovare un accordo con alcuni degli
indignati. La mafia ha paura di una sola cosa: di una grande riforma che spezzi i rapporti padronali, lobbistici, medievali che regolano la vita di questa regione. Ha
paura di un ritorno dello Stato e della politica. Per ora, sembra, può dormire
sonno tranquilli...